Presentazione Sagra 2026

Sagra Madonna del Pilastrello Bresso 27 Settembre 4 Ottobre 2026

PERFETTA LETIZIA: la festa tra fede e comunità

L’appuntamento più sentito dalla comunità bressese – la Sagra del Pilastrello – torna a intrecciare fede e vita civile, dimensione ecclesiale e dimensione pubblica, in un’unica manifestazione condivisa.

Il tema di quest’anno è quasi d’obbligo: «Perfetta letizia». Rimanda all’ottavo centenario francescano, che in questi mesi anima celebrazioni in tutto il territorio nazionale.

In città, per giunta, c’è una cappella dedicata al santo, la quale è – per decreto papale, solo durante il 2026 – Chiesa giubilare e nella quale è possibile godere della indulgenza plenaria.

La ricorrenza, tuttavia, non è interamente ecclesiale. San Francesco, occorre ricordarlo, è patrono d’Italia, e in tale veste unisce, in un patrimonio comune di valori, credenti e non credenti. Da qui il duplice carattere della festa, insieme religioso e civico.

Ma cosa si intende, propriamente, per perfetta letizia?

Benessere? Facile serenità? Soddisfazione conseguita? Una simile interpretazione tradirebbe il senso autentico dell’espressione.

Si tratta, al contrario, di una virtù che affonda le radici nella pazienza, nella capacità di attraversare la fatica senza smarrire la gioia interiore: la letizia di chi sostiene il peso delle avversità senza lasciarsene sopraffare. Lo attesta lo stesso san Francesco, nella celebre predica a lui attribuita: «E se sapremo pazientare bagnati, stanchi e bastonati pensando che così Dio vuole e il Male trasformarlo in Bene… Tu scrivi, frate Leone, che questa è: Perfetta Letizia».

Non stupisce, dunque, che la gioia autentica trovi origine proprio nella fatica accettata. E nell’affiancamento di qualcuno che condivida il peso.

La presenza, durante la sagra bressese, di associazioni di cittadini dedite al bene comune, dice proprio questo.

Tale invito, lungi dall’apparire anacronistico, ritorna con forza anche nelle parole di mons. Delpini, nella sua ultima lettera pastorale – «Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?» – laddove la domanda rimanda al fondamento della gioia duratura. Richiamando la figura manzoniana dell’Innominato, la cui conversione è scossa da un festoso suono di campane, l’arcivescovo esorta I credenti a farsi essi stessi testimonianza di una Chiesa convocata da una promessa di gioia, capace di raggiungere ogni casa e ogni inquietudine.

L’accostamento delle due prospettive suggerisce allora un percorso: dalla lamentazione alla responsabilità, dalla sfiducia alla cura, dalla chiusura alla fraternità. La domanda di Manzoni trova una possibile risposta nello sguardo francescano.

I  contenuti  sin  qui  esposti,  troveranno  declinazione  nel  programma  della  prossima  Sagra  del Pilastrello di Bresso.

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